IL MIO “GRAZIE”

Carissimi,

avrei voluto darvi una pagina bianca con scritto semplicemente un grande “grazie” per salutarvi…perché si sa, quando le emozioni che tracimano paiono sovrastarti , quando il cuore pullula di sentimenti contrastanti, parlano meglio i silenzi, gli sguardi, gli abbracci, le strette di mano, le lacrime… perché le parole son così povere, così fragili, così inadeguate da non riuscire ad esprimere tutto ciò che vorresti…

La “partenza” è scritta nell’avventura umana di un prete, è forse la sua vera “povertà” ed è un’esperienza che attraversa il suo cuore e quello della comunità con la quale ha camminato  e condiviso tutto per un tratto di strada…

Mi dispiace moltissimo dover lasciare la comunità di San Barnaba, ma la partenza è obbedienza ed io devo assumere un nuovo incarico di Parroco presso la Parrocchia San Giovanni Evangelista di Milano  per obbedienza al Superiore della mia Congregazione. Ciò è parte di ordinari avvicendamenti dei sacerdoti nel servizio di autorità nelle parrocchie e nelle Istituzioni curate dalla Congregazione dei Figli di Maria Immacolata della quale faccio parte.

Ogni partenza è “una ferita”…e 28 anni di appartenenza alla Comunità di San Barnaba (dal 1977 al 1984 e poi dal 1990 al 2011,  di cui gli ultimi 15 anni da Parroco) sono stati davvero un’esperienza straordinaria ed indimenticabile, scritta per sempre nel mio cuore, come se fosse scolpita nella roccia. Un’esperienza  intessuta di splendidi incontri, di affettuosi legami e relazioni, di gioia e di festa, di stupore e di incanto, di tanti segreti ascoltati, di tantissimi doni ricevuti, di sorprese inaudite…

E’ stato magnifico fare il prete-parroco qui: ho vissuto ogni giorno quello che all’inizio avevo chiamato  la “Chiesa degli incontri e la Chiesa dei volti”…nelle celebrazioni eucaristiche, in particolare la domenica alle 11,30, nel dopo messa con i bambini, con tanti di voi…in coda , in paziente attesa anche per un breve scambio di parole e sguardi… nelle ore passate in confessionale, nelle visite ai malati ed anziani, negli incontri con le giovani coppie, negli itinerari con i fidanzati… mi sono sentito amato, atteso, cercato.

Persino nella benedizione pasquale delle famiglie: non si permette a chiunque di varcare la soglia della propria casa… eppure in tantissime occasioni non ho dovuto neppure suonare il campanello: la porta era già aperta, in segno di attesa, di amicizia, di simpatia, che ha fatto dire a molti: “Lei qui! Che bello!”.

Ciò che innanzitutto ho voluto comunicarvi in questi anni  è un’immagine di Dio: quella che ci comunicano la vita e la Pasqua di Gesù, il mio, il nostro Maestro e Signore che mi ha “sedotto” ed ha “stregato” la mia vita. Un Dio che non inchioda nessuno di noi al nostro passato, che non ci chiede mai da dove veniamo, ma piuttosto dove vogliamo andare. Un Dio che non è in competizione con l’uomo  ma che sogna solo di vederci liberi e felici quaggiù. Un Dio che ci regala  sempre con sovrabbondanza il suo perdono che ci restituisce alla vita. Alla scuola della sua misericordia ho cercato di far risplendere a tutti, di illuminare tutti con il suo perdono.

Ho voluto dirvi che è possibile ed insieme splendido  amare Dio con cuore di carne e amare la carne con cuore di Dio.

Ho cercato di comunicarvi un volto di Chiesa “conciliare”, fraterno, misericordioso, secondo l’immagine del Buon Pastore. Una Chiesa accogliente, dal cuore di carne, colmo di tenerezza. Una Chiesa che sa essere nel mondo e per il mondo, con lo stile che ci ha suggerito Mons. Tonino Bello: ”Coraggio, riscoprite i volti! Non abbiate paura che vi accusino di parzialità se usate misericordia, se partite dai più  deboli”…

Una Chiesa dove i laici non sono semplici collaboratori ma meravigliosi corresponsabili…e qui il pensiero corre ai volti di tanti parrocchiani: al Consiglio Pastorale, al Consiglio per gli affari economici, ai catechisti, alle equipe dei corsi per i fidanzati, della Caritas e del Battesimo, ai ministri straordinari per l’Eucarestia, ai gruppi famigliari, al coro, ai ministranti, ai vari gruppi ed associazioni…ed ai tantissimi “semplici” cristiani…

Ho cercato di seminare fiducia e speranza poiché  sono convinto  che tutto ciò che viene fatto nel mondo, viene fatto dalla speranza. La speranza che cambia il volto del mondo, il volto ed il cuore degli uomini…Ho cercato di far scoprire la bellezza che ognuno è,  e che ognuno porta dentro, sia pur mischiata alla sofferenza e al peccato. L’amore non si spreca mai; l’amore che non ha il coraggio di sprecare, di consumarsi, di perdere, non è amore.

Vi  dico con sincerità  che mi mancherete molto, anche se so che la comunione intensamente coltivata con la preghiera, l’affetto e l’amicizia non verrà mai meno presso l’altare del Signore. Quando sono venuto in mezzo a voi come parroco  non vi nascondo di essermi sentito inadeguato di fronte alle vostre attese: ma ero fiducioso dell’aiuto di Dio. Sono venuto, non a risolvere tutti i problemi  ma,  ad aiutarvi a fare una lettura sapienziale della vostra vita alla luce della Parola di Dio, che ci aiuta a vivere felici su questa terra.

Mi sono sentito, mi avete fatto sentire, fratello, figlio, padre dentro una grande fedeltà a una grande libertà. Ho imparato sempre più l’accoglienza e la pazienza: ho imparato ad aprire la porta del mio cuore. Ho condiviso tante gioie, tanti incredibili ritorni alla fede, ritorni alla fedeltà coniugale, ritorni alla Chiesa. Spesso con tanti di voi mi sono sentito talmente in unità e sintonia da vivere realmente quel detto che afferma: ”Si è così uniti che quando uno piange l’altro sente il sapore del sale”.

Avvicinandomi ad ogni persona incontrata, ho cercato di vivere l’esperienza del roveto ardente  dove bisogna togliere i calzari; così è davanti ad ogni persona perché la persona è “un luogo sacro”, perché dentro ogni persona abita Dio già da sempre…

Dal mese di settembre sarò a Milano presso la Parrocchia di San Giovanni Evangelista, in via Pavoni n. 10 – tel. 02606014- fax 0260730791- e-mail: p.milanopavoni@pavoniani.it, con cuore di parroco, quel cuore che ho imparato e coltivato a San Barnaba a Roma; un cuore così libero, profondo e ricco di comprensione e di misericordia, spoglio di giudizi e di pregiudizi che permette ad ognuno di entrarvi dentro  senza estromettere chi già c’era… e con occhi che sanno intravedere il paradiso  pur in mezzo a molteplici difficoltà, occhi che sanno vedere i sogni di Dio su di noi e sul mondo. Chi diventa proprietà di dio diventa DONO di DIO a TUTTI  allora “GRAZIE” è veramente una parola che profuma di tenerezza, che consola, che dona gioia.

Vado a Milano ma vi lascio a malincuore… ve lo assicuro!

E se qualcuno mi chiederà: hai vissuto? Hai amato? Io senza dir nulla, aprirò il cuore pieno di nomi e di volti: i vostri! Grazie! Un grande abbraccio di cuore!

                                                                               

Padre Mario Bertola